Normativa su Vetri di Sicurezza

CAPITOLO 1. SICUREZZA 1.1 SICUREZZA NEGLI EDIFICI – NORMATIVA DI RIFERIMENTO, RESPONSABILITÀ E COMPITI In tema di sicurezza, le norme di riferimento cui tutti gli edifici (fra cui, ovviamente, anche quelli scolastici) devono essere conformi sono: – il D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i., che costituisce il Testo Unico della sicurezza sul lavoro; – il Decreto del Ministero dell’Interno 26 agosto 1992, riguardante le norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica; – il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 22 gennaio 2008, n. 37, recante disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici, indipendentemente dalla destinazione d’uso. Se si escludono gli appartamenti ERP, ovvero di edilizia residenziale pubblica – poco meno di 850˙000 alloggi, gestiti da 107 Aziende variamente denominate, costituite dalle Regioni dopo lo scioglimento dell’I.A.C.P., gli oltre 40˙000 edifici ad uso delle Scuole pubbliche costituiscono la parte prevalente dell’intero patrimonio edilizio destinato ai fini istituzionali di Comuni e Province. La Legge 11 gennaio 1996, n. 23, che ha stabilito norme di carattere generale in materia di edilizia scolastica, ha attribuito le seguenti competenze per la fornitura degli edifici alle scuole statali: – alle Province competono gli Istituti del secondo ciclo dell’istruzione (cioè la scuola secondaria di secondo grado e la formazione professionale); – ai Comuni spetta invece fornire gli edifici per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione (cioè la scuola primaria e secondaria di primo grado). La legge pone a carico degli stessi Enti – sia Province che Comuni – anche la manutenzione e l’arredamento delle scuole, nonché gli oneri relativi alle varie utenze (gas, elettricità, acqua, telefono), al riscaldamento e ai relativi impianti. Dall’art. 18, comma 3, del D. Lgs. n. 81/2008, sono stati estesi agli edifici e ai locali assegnati in uso agli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado gli obblighi previsti dal predetto Decreto per assicurare la sicurezza dei locali e degli edifici, obblighi che restano a carico dell’Amministrazione tenuta alla loro fornitura e manutenzione e che si intendono assolti, per quanto di competenza dei dirigenti e dei funzionari preposti agli uffici interessati, con la richiesta del loro adempimento all’Amministrazione competente che ne ha l’obbligo giuridico. Tale estensione ha origine nell’art. 1- bis del D.L. 23 ottobre 1996, n. 542, convertito dalla legge 23 dicembre 1996, n. 649. Ne consegue che le principali responsabilità, per la mancata conformità alle normative di legge degli edifici scolastici, ricadono sui Comuni e sulle Province. Ciò significa, altresì, che i dirigenti scolastici (“datori di lavoro” a tutti gli effetti) sono chiamati a valutare le condizioni di sicurezza in cui si svolge l’attività scolastica e a definire le modalità di utilizzo degli immobili e degli arredi garantendo la riduzione dei rischi connessi, nonché a gestire quanto loro affidato mantenendone la conformità e la funzionalità. 12 1.2 IL VETRO E LA SICUREZZA La sicurezza può essere definita come la “consapevolezza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati”. In termini più semplici, significa sapere che le nostre azioni e le conseguenze di determinati incidenti non provocheranno danni né a persone né a cose. Attualmente il termine sicurezza e il concetto di incidente non sempre vengono posti in relazione. Dovrebbe essere invece ben chiaro che una delle cause principali che portano al verificarsi di un incidente dannoso è il mancato rispetto delle norme di sicurezza e che questo può (e deve) essere previsto e prevenuto adottando soluzioni costruttive adeguate. La sicurezza – in generale – si ha in assenza di pericoli: un concetto difficilmente traducibile nella vita reale; il rispetto delle norme di sicurezza, però, rende più difficile il verificarsi sia di eventi dannosi che di incidenti e si traduce, sempre, in una migliore qualità della vita. Il concetto di sicurezza deve essere quindi inteso nell’accezione più ampia del termine, includendo sia la sicurezza antinfortunio (volta a ridurre il rischio di lesioni) che la sicurezza intesa come protezione da atti vandalici e/o tentativi di effrazione. 1.3 I VETRI DI SICUREZZA Si definiscono vetri di sicurezza le tipologie di vetro le cui caratteristiche di rottura sono state modificate tramite lavorazioni di trasformazione, conferendo loro le “modalità di rottura sicura”. Secondo le normative vigenti, la modalità di rottura può essere considerata sicura se la lastra di vetro si rompe in modo tale da ridurre al minimo il rischio di danni a persone o cose, cioè da non poter provocare lesioni significative. Sulla base del comportamento alla rottura sono considerati vetri di sicurezza i vetri stratificati di sicurezza e i vetri temprati di sicurezza che corrispondono ai requisiti delle rispettive norme di prodotto. Non possono essere considerati vetri di sicurezza: – il vetro ricotto, cioè il vetro ordinario; – il vetro indurito, termicamente o chimicamente, la cui rottura avviene in pezzi grossolani e in grado di provocare ferite. Il vetro armato pur non rispondendo pienamente alle “modalità di rottura sicura”, può essere utilizzato in limitate applicazioni in edifici storici, nel caso di sostituzioni di copertura, per la sua capacità di offrire una resistenza residua post-rottura, oltre ad una certa capacità di ritenzione dei frammenti. I prodotti vetrari immessi sul mercato devono essere corredati di marcatura CE e le loro caratteristiche prestazionali e di durabilità sono garantite dal produttore, che si assume la responsabilità della loro conformità alla Dichiarazione di Prestazione. Se poi sono marchiati anche CSICERT UNI, ciò significa che sono stati sottoposti ad un controllo ulteriore, più efficace e severo, e che in tale procedura interviene anche un ente esterno sulla base di Regolamenti CSI specifici di prodotto. Vedi Capitolo 10. 13 1.3.1 Il vetro stratificato di sicurezza Si definisce vetro stratificato (UNI EN 12543-1) il vetro composto da almeno due lastre, tenute solidali da uno o più fogli di intercalare1 (materiale plastico), generalmente PVB (polivinilbutirrale). Variando il numero delle lastre e degli strati di materiale plastico, si ottengono prodotti diversi in grado di coprire una vasta gamma di livelli di sicurezza e protezione. Nel vetro stratificato di sicurezza (UNI EN 12543-2), in caso di rottura, l’intercalare serve a trattenere i frammenti di vetro e offrire resistenza residua, limitando le dimensioni dell’apertura e riducendo il rischio di ferite da taglio e perforazione, e, in particolari applicazioni, anche quello di caduta nel vuoto. a) schema di assemblaggio b) lastra stratificata di sicurezza c) rottura di una lastra stratificata di sicurezza, con vetri temprati 1.3.1.1 Il vetro stratificato acustico di sicurezza Il vetro stratificato di sicurezza composto con intercalari plastici specifici risponde in modo ottimale anche alle prestazioni richieste in materia di isolamento acustico, come più nel dettaglio è illustrato nel Capitolo 6. 1.3.1.2 Il vetro stratificato di sicurezza resistente al fuoco Talune composizioni di vetri stratificati di sicurezza hanno anche caratteristiche di resistenza al fuoco, come più nel dettaglio è illustrato nel Capitolo 7. 1.3.2 Il vetro temprato di sicurezza Si definisce vetro temprato di sicurezza la lastra sottoposta ad uno specifico trattamento termico che ne aumenta le caratteristiche di resistenza, meccanica e termica, e ne caratterizza la modalità di rottura. Il vetro temprato di sicurezza, le cui caratteristiche di frammentazione sono definite dalla norma UNI EN 12150-1, si rompe in numerosi frammenti con bordi generalmente arrotondati e di ridotte dimensioni e deve essere marcato in modo permanente, recando il numero di questa norma. Schema lastra monolitica Lastra temprata rotta 1 Intercalare: Vedi Definizioni a pagina 10. 14 La eventuale presenza di tracce di solfuro di nichel, che non sono individuabili a occhio nudo, può generare la rottura delle lastre temprate termicamente. Tale rischio viene drasticamente ridotto sottoponendo i vetri temprati di sicurezza al trattamento HST (Heat Soak Test – UNI EN 14179-1 e -2). In caso di vetro sottoposto ad HST, la Dichiarazione di Prestazione2 dovrà recare il numero di questa norma, numero che dovrà essere riportato in modo permanente anche sul vetro stesso. Al paragrafo seguente sono esposti i casi in cui l’utilizzo di un prodotto temprato di sicurezza sottoposto a HST è obbligatorio.